Facilmente raggiungibile sia dalle Eolie, che dalla
costa siciliana, Ustica è meta ambita per tutti quelli che del mare hanno rispetto e ne
amano gli aspetti più naturalistici. Non a caso la prima riserva marina fu realizzata
proprio qui nell'ormai lontano 1986, non a caso fin dal 1959 qui si svolge, da luglio a
settembre, la Rassegna Internazionale delle Attività Subacquee, dedicata in un primo
momento, prevalentemente alla pesca subacquea, poi più ecologicamente evolutasi in
fotosub.
Per struttura geologica Ustica appartiene evidentemente alle Eolie, anche se
geograficamente non ne fa parte. La sua roccia nera vulcanica, anche se l'attività è
totalmente assente e le forme sono completamente sparite, la fa scoprire affine alle sue
sorelle orientali. La sua forma di una tartaruga marina che nuota verso est, con un
periplo di sette miglia ed una superficie di 8 chilometri quadrati, la rendono
estremamente appetibile per un fine settimana all'insegna dell'attività nautica o della
scoperta dei suoi segreti più intimi. |
Del resto la presenza dei suoi primi insediamenti
risale alla preistoria, come testimoniano i resti rinvenuti nei pressi della Colombaia.
Poi tutte le civiltà che transitarono nel Mediterraneo ci fecero capolino, iniziando dai
Fenici, i Greci, i Cartaginesi e i Romani che nell'isola lasciarono vestigia un pò
dappertutto. I primi confinati sull'isola furono 6000 soldati cartaginesi ammutinati, che
vi furono abbandonati senza acqua e viveri e morirono tutti. |
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Il biancore delle loro ossa fece sì che i greci
chiamassero l'isola Osteodos, cioé ossario, da cui il nome moderno. In seguito fu la base
delle scorrerie saracene che l'usavano per nascondere le loro navi e quindi attaccare di
sorpresa i naviganti. A scongiurare il pericolo saraceno non ci riuscirono né i Normanni
né gli Spagnoli che ne subirono le violenze. Solo al tempo di Ferdinando IV Re delle due
Sicilie, dopo che nell'ennesima scorreria turca furono trucidati tutti i colonizzatori,
mandati dal Re dalle Eolie e da Trapani, il Viceré di Sicilia decise di innalzare una
serie di fortificazioni intorno all'isola che consentissero ai coloni di poter lavorare
tranquillamente. Furono quindi costruite le cisterne per l'acqua piovana e le case che
andarono poi a costituire il centro abitato principale, intorno alla Cala Santa Maria che
rimane il rifugio più consistente dell'isola.
Attualmente il porticciolo è costituito da un molo di 110 metri banchinato sul lato
interno. Per l'approdo si può però usare anche il pontile situato a levante
dell'approdo. Si possono ormeggiare barche fino a 15 metri, su di un fondale in sabbia e
roccia che va dai 4 ai 6 metri. Ben ridossato con venti del I e III quadrante è quasi
proibitivo quando il mare è spinto da uno scirocco consistente.
Ustica esalta qualsiasi tipo di coltura mediterranea, ma la sua specialità sono
certamente le lenticchie, piccolissime, come del resto tutte le prelibate come quelle di
Ventotenene e Castelluccio, ma con in più il colore forte dato dalla terra lavica. Molto
ricercate e tradizionalmente piatto tipico della nobiltà napoletana, hanno un'alta
valurttazione sulmercato palermitano. Non mancano i fichi, i capperi, i meloni e le
melanzane. Ma Ustica ha continuato nei secoli ad essere destinazione per i deportati,
così sulla scia dei Cartaginesi anche i Borboni vi confinarono i prigionieri politici,
come fecero del resto i Savoia ed i fascisti. Vi soggiornarono e ne trassero beneficio
salutare, anche Gramsci, Parri e Romita. Poi nel '61, per sollevamento popolare il confino
fu abolito e sostituito con il più remunerativo e qualificante turismo.
rrivando da Est, l'isola appare come due terre divise con Monte Guardia dei Turchi, il
più alto dell'isola con i suoi 244 metri, che sovrasta il paese. Lungo la costa spicca
poi Capo Falconara, sporgente e roccioso, con la Punta Omo Morto sulla cui sommità si
trova una torre addossata ad una costruzione con sopra un fanale. Proseguendo ad ovest
della punta, la costa è rocciosa e scoscesa, di difficile accesso e con fondali piuttosto
elevati. A nord di Punta Gorgo Salato, c'è la secca Colombara, con un fondale minimo di
un metro e mezzo circa, ma ben segnalata dai settori dei fanali a terra.
Il parco, la prima Riserva Naturale Marina Italiana, è suddiviso in tre parti: la zona A:
riserva integrale, che abbraccia un tratto di mare evidenziato da boe, largo circa 350
metri, che si sviluppa tra Punta Magna e Punta dello Spalmatore (costa ovest dell'isola).
Qui è vietato l'accesso, la navigazione e naturalmente la sosta di qualsiasi tipo di
imbarcazione. Nella zona B, che va da Punta Gavazzi a Punta Omo Morto, nel lato nord ovest
dell'isola, praticamente da un faro all'altro, è consentita invece la fografia subacquea
e la pesca con lenza e a traina. Nella zona C, di cui fanno parte le rimanenti coste
dell'isola, è possibile fare qualsiasi tipo di pesca sportiva, sempre seguendo le
ordinanze della capitaneria. Un paradiso da conquistare subito, magari all'inizio della
stagione, quando le giornate sono più lunghe ed i limitati posti d'ormeggio non sono
tutti occupati. |